Condition report

Antonio Donghi
Pappagallo, 1923
Olio su tela
cm 55x46
firmato in basso a destra Donghi A.

Opera in discrete condizioni.
Tela leggermente allentata, segni del telaio visibili sui bordi. Tre piccole perdite con sfondamento fermate sul verso da toppe di tela. Quattro piccolissime cadute di pellicola pittorica, una microabrasione in basso, un graffio superficiale sulla sinistra dal basso verso il centro. Vernice leggermente disomogenea. Crettature con andamento verticale ed orizzontale. Superficie mediamente sporca, piccoli schizzi neri nella parte alta. La cornice presenta perdite della doratura e della preparazione specie agli angoli."

Tra le figure professionali che lavorano dietro le quinte delle esposizioni, riveste un ruolo di grande importanza chi ha il compito di tutelare le opere in mostra: il"registrar".
Nel formulare il "condition report", il registrar deve valutare l'effettivo stato di conservazione dell'opera che viene monitorata lungo tutto il percorso espositivo: trasporto, allestimento, trasferimento in altre sedi. Ogni variazione deve essere scrupolosamente registrata, nel caso in cui l'opera dovesse risultare danneggiata questa scheda tecnica, sempre correlata da documentazione fotografica, aiuta a determinare l'entità del danno, il come e perché è avvenuto e cosa fare per evitare che avvenga ancora.

Come "registrar" ho seguito una collezione privata di Donghi (15 tra olii e disegni) che è attualmente esposta al Complesso del Vittoriano di Roma per la mostra "Antonio Donghi. 1897-1963".
E' stata una grande occasione per avvicinarmi ad un artista per molto tempo sottovalutato, esponente di quel "realismo magico" che ha sorpreso ed illuminato i primi decenni dell'arte del Ventesimo secolo in Italia. In quegli anni, dopo la ventata delle Avanguardie, si avverte il desiderio di " tornare al mestiere" guardando ai grandi del passato e contemporaneamente ricercando nel realismo l'astrazione, in linea con la cultura metafisica diffusa da De Chirico. La pittura scrupolosa e dai contorni netti di Donghi supera la stessa realtà che così minuziosamente riproduce e ne suggerisce il mistero. I paesaggi, sempre privi di presenze umane, sono poetiche indagini di natura, i personaggi del suo mondo, saltimbanchi, giocolieri, uccelli in gabbia, ammaestratrici di cani, cantanti, spose, fanciulle e cacciatori riflettono nella loro raffinatezza una realtà piena di magia.

Studiando così da vicino le sue opere mi colpisce il suo amore per il disegno (fu professore di disegno all'Istituto Centrale di Restauro), quanto fosse minuzioso nel rendere i particolari, il modo in cui le sue stesure pittoriche regalano alle superfici un effetto di levigatezza. Mi rendo conto di quanto il "condition report" sia uno strumento conoscitivo eccezionale.
Una mostra diventa quindi anche un' occasione di studio delle opere ed un importante strumento di tutela per la salvaguardia delle stesse.